Quando vuoi fare un regalo e non hai un'idea precisa di cosa regalare, bisognerebbe donare un libro. Non c'è bisogno di una ricorrenza specifica: è sempre bello donare un libro. Veicola sempre un messaggio, un'idea, un sogno. Peccato che ogni volta che regalo un libro, il più delle volte la gente si incazzi...

If you want to make a gift and you have no idea about what to buy, well donating a book it's always a good choice. It's no necessary to wait for a specific occasion: it's always something good. A book materializes messages, ideas, dreams. Yet anytime I give a book as a gift in the majority of cases, people tend to get angry...

mercoledì 24 luglio 2019

Cannarella C.: "Vecchi Atlanti"

Un vecchio atlante universitario degli anni 50 di mia madre può fornire una serie di spunti veramente molto interessanti su quanto sia cambiato il modo in cui l'umanità descrive sè stessa e l'ambiente in cui vive.

Ci ho perso un po' di tempo per leggere una montagna di pagine (quasi 600) per distillarne gli aspetti più caratteristici, pittoreschi e controversi: il tutto con un pizzico di ironia per non sgretolare le scatole del lettore. Ma ne è valsa la pena...

Insomma: un tantino di auto-celebrazione via...

Carmelo Cannarella: "Vecchi Atlanti"

giovedì 18 luglio 2019

martedì 2 luglio 2019

Haruf K.: "Vincoli"

Con questo gran caldo estivo e con l'approssimarsi delle vacanze servono letture leggere, tranquille, rilassanti. La sera, invece di guardare qualche cavolata in TV, non c'è niente di meglio che spaparanzarsi al fresco e leggere qualche paginetta che non ci sconvolga la giornata più di tanto.

Consiglio vivamente a questo fine codesto libro. Una bella storia e un'ambientazione intrigante: l'allegra (mica tanto) cittadina di fantasia di Holt (Colorado). Il protagonista di questa storia è alla fin fine l'incredibile provincia americana, di cui noialtri sappiamo poco o nulla.

Al di là della trama, che non svelo per ovvi motivi, questo romanzo prende per la bella prosa, cruda, asciutta, secca, diretta come una cartella esattoriale: come solo gli americani sanno fare. Insomma tutto l'opposto di questi librettuzzi e storielluzze di noti e meno noti pseudo-scrittori e scrittrici italiani/e che sembrano scritte da un bambino di seconda elementare... Del resto, in Italia, il talento viene prima di tutto.

Ooops sto divagando, ma (abbiate pazienza) sono reduce da alcuni festival letterari dove ho provato una discreta vergogna per la maggior parte dei soggetti che ci hanno annoiato nel vano tentativo di rifilarci il loro ultimo capolavoro editoriale. Sto ancora cercando di elaborare il trauma: con scarso successo....

Insomma "Vincoli" può essere una bella lettura: il libro poi non è voluminoso come un manuale di diritto privato. Quindi è facilmente trasportabile come il fu digestivo Antonetto: da portare in tram, metro, bus, treno, spiaggia, sala d'attesa del neuropsichiatra e via discorrendo.

lunedì 17 giugno 2019

Kuznecov A.: Babij Jar

La storia spesso e volentieri altro non è che la cronaca del male che l'umanità arreca a sè stessa, della sofferenza immane che una parte di umanità infligge ad un'altra senza un motivo razionale. Ci sarebbe da concludere che alla fine gli esseri umani sono principalmente e quotidianamente impegnati ad arrecare del male ad altri essi umani (nelle grandi o nelle piccole cose, con consapevolezza o inconsapevolmente) e al pianeta nella sua interezza, per avidità, stupidità, ottusità. E oltretutto, quando si esaminano certi eventi di un orrore indicibile, si fa molta fatica a parlare di umanità: non c'è umanità, non c'è niente altro che il male.

Questo libro è la cronaca di un orrore continuo e indicibile, di una brutalità che non trova le parole per essere raccontata: eppure qui viene proprio raccontata con quel sapore amaro che deriva dal fatto di aver toccato il fondo che può apparire impossibile da toccare, da un male che nessun animale (a parte l'uomo) è capace di arrecare a sè e agli altri. E non ci sono religioni che tengono perchè in questi momenti della storia Dio è totalmente assente. 

E' la storia del gigantesco massacro continuo di uomini donne e bambini perpetrato a Kiev durante la seconda guerra mondiale.

Si tratta di una lezione pesante soprattutto per il presente, per coloro che, incapaci di avere un sentimento di memoria degno di questo nome, non provano alcuna vergogna per invocare un passato indecente che non può essere dimenticato e tantomeno negato.

mercoledì 5 giugno 2019

Baltrušaitis J. "Il Medioevo Fantastico"

Il Medioevo è un'età orribile della nostra storia. Non c'è "Trono di Spade" o altra trovata televisiva che tenga. Oltretutto in Italia, a parte qualche breve parentesi, il Medioevo sostanzialmente non è mai finito. E si vede.

Eppure qua e là qualcosina di interessante il Medioevo ce lo riserva soprattutto laddove quella bizzarra, feroce, fanatica e sconclusionata umanità che lo popolava riusciva, consapevolmente o inconsapevolmente, a contaminarsi con culture decisamente più civili sia del passato che dell'Oriente. E da queste contaminazioni che nasce quel "bello", nell'architettura, nella letteratura, nella filosofia e nell'arte in generale, che il Medioevo nonostante tutto è riuscito a produrre. Sono poi queste contaminazioni (Grecia e Roma antica, Persia, India, Cina, la cultura ebraica e araba) che danno vita ad un vero e proprio Medioevo Fantastico la cui massima espressione almeno qui da noi è la corte di Federico II in Sicilia. 

Insomma il Medioevo diventa potente quando diventa ecumenico: una bella lezione per gli oscurantisti di oggi. Dalle piccole patrie non viene fuori niente.... del resto è questa anche la grande lezione di Roma.

Questo libro è un viaggio attraverso queste contaminazioni che testimonia inoltre come, con tutte le difficoltà che ci potevano essere in quei tempi privi di connessioni internet e smartphone, le idee e la cultura circolavano. E parecchio anche.

Libro di lettura leggermente impegnativa, ma poco: è un saggio che presuppone una certa sete di conoscenza. Consiglio anche per comprendere una certa simbologia che ancora ci circonda e che in pochi riescono a decifrare correttamente.  

mercoledì 15 maggio 2019

Singer I. B.: "Nemici"

Un bel romanzo, con una bella trama ed una classica ambientazione newyorkese...  Il sottotitolo recita "una storia d'amore". Molto riduttivo, le cose sono molto più complicate. Di certo non è un romanzo sdolcinato.

La prosa è fluida ed agevole. Lettura piacevole. Consiglio la lettura per svagarsi con intelligenza e con un buon libro interessante.

lunedì 15 aprile 2019

Feuchtwanger L.: "Odisseo e i maiali"

Ho trovato questo libro per caso, poggiato fuori posto, oltretutto, sullo scaffale della libreria dove solitamente passo per acquistare qualche libro. Mi ha attirato il titolo e, dopo aver dato una rapida scorsa qua e là, ho deciso di acquistarlo e portarmelo a casa. L'ho letto immediatamente.

L'autore non è molto conosciuto nelle nostre contrade anche se ormai tutti gli autori stanno diventando sconosciuti nelle nostre contrade! 

Amico di Brecht, autore del libro "Suss l'ebreo", in questo volumetto sono raccolti tre suoi racconti brevi che hanno come protagonisti il primo appunto Ulisse, il secondo Nerone, il terzo l'Ebreo Errante.

Sono tre racconti dalla prosa sferzante, soprattutto il terzo, e di un certo fascino. Consiglio la lettura.

martedì 12 marzo 2019

T. Bernhard: "Perturbamento"

E' difficile qualificare un'opera come questa. Definire questo libro un romanzo forse è un po' riduttivo. In sostanza il libro si snoda in due parti principali. La prima si potrebbe dire che segue una trama apparente mentre la seconda appare come una trattazione genuinamente filosofica che si snoda lungo praticamente un monologo. 

Si tratta di un libro molto complesso in cui la "speranza" è finita da un pezzo. Una nube di pessimismo grava ovunque: non c'è via di uscita per niente e per nessuno. Tutta l'opera è una sentenza di condanna contro il genere umano: senza appello, senza attenuanti.

La stessa prosa è altrettanto complessa: un muro di considerazioni, di parole, di visioni che lasciano senza fiato.

Un libro bellissimo, una lettura molto impegnativa e tutta in salita, ma sicuramente non per tutti i palati. Destinato a chi "ha le orecchie per sentire". Astenersi perditempo.

lunedì 7 gennaio 2019

Benfenati A.: "Psicologia e pedagogia degli anormali"

Mettendo ordine fra i libri di mia madre ho trovato questo volume il cui titolo ha attirato immediatamente la mia attenzione. Si tratta di un testo di livello universitario che infatti mia madre probabilmente ha dovuto studiare all'università nella metà degli anni 50 presso la facoltà di Lettere.

Si tratta di un volume di grandissimo interesse (almeno per il sottoscritto) perchè descrive come in quegli anni venisse affrontato il problema dell'anormalità nei ragazzi: tutto ciò che si discostava da un comportamento pacato, prevedibile, socialmente "adeguato" ed utile veniva bollato come anormale. Tengo a precisare che si parla di "fanciulli e di ragazzi": la dimensione femminile è completamente assente. Ho trovato brevi cenni all'anormalità femminile ma solo relativa alla prostituzione patologica (!) e agli eccessi sessuali: insomma la donna anormale è il solito demonio sfrenato.

Per il resto balza agli occhi la distinzione fra anormalità dovuta a ragioni fisiche (patologie neurologiche, genetiche et similia) e quelle dovute a condizioni sociali particolari come genitori delinquenti o alcolizzati, genitori che non vanno d'accordo, miseria, ecc...

La cosa interessante è il tentativo di schematizzare  e strutturare in modo scientifico tutti i comportamenti, e di conseguenza gli individui, disadattati a vario titolo anche al fine di individuare rimedi e soluzioni ai vari problemi comportamentali. Non bisogna dimenticare che il volume serviva a formare gli insegnanti posti di fronte a studenti "strani". Inoltre non va parimenti dimenticato che all'epoca per un nonnulla un bambino rischiava di finire in una scuola differenziale, speciale o il temutissimo "collegio". Di tutto questo ho memoria nitida: la maestra (una suora severa) ci teneva sempre tutti d'occhio e al primo atto di insubordinazione si rischiava veramente grosso...

Insomma una lettura di un certo interesse anche se il libro è praticamente introvabile. Aggiungerei anche che si tratta di una lettura di una certa utilità: ho finalmente compreso i criteri scientifici per distinguere in modo categorico lo stupido dal deficiente, il cretino dall'imbecille. Tutte distinzioni estremamente utili soprattutto quando si leggono certe cose sui social, sui giornali o in TV.

Inoltre adesso so finalmente come identificare e insultare in modo appropriato e rigoroso certe persone. 

martedì 18 dicembre 2018

Regalo di Natale

Se volete guadagnarvi un bel po' di nemici, provate a regalare libri per Natale. Gran parte dei destinatari del vostro regalo vi rimuoveranno dalla lista degli amici sui social, vi toglieranno il saluto, qualcuno tenterà anche di mettervi le mani addosso.

Solitamente mi prendo la libertà di suggerire qualche titolo come possibile idea per un regalo intelligente. Purtroppo in questa epoca ridicola i libri a Natale ci stanno come il peperoncino sulle emorroidi. Per questa volta decido di passare la mano. Ci rinuncio.

Quindi non suggerisco nulla e non propongo nulla. Allo stesso modo rinuncio all'idea di ricevere a mia volta un buon titolo come regalo natalizio. Tanto sono considerati soldi buttati, soldi sprecati. 

Quando qualcuno mi chiede dei desiderata per Natale e rispondo il libro tal dei tali, la risposta è sempre la stessa: "Ma dài, non scherzare! Io parlo di un regalo vero!"


martedì 11 dicembre 2018

Le Breton D.: "Camminare"

Ci sono molte forme di libertà. Quella più comune è la libertà di espressione e per un popolo di ciarlieri e ciarlatani, come quello che occupa questo sfortunato lembo di terra denominato Italia, viene prima di tutto. La libertà di espressione è oltretutto oggi confusa con la sfrenatezza orgiastica di urlare e vomitare qualsiasi cosa: insulti, calunnie, falsità, sciocchezze, ecc... La libertà di espressione presuppone una prudenza guidata dal sapere che oggi è completamente trascurata.

Ci sono tuttavia ulteriori forme di libertà: una di queste è la libertà di movimento. Anche questa espressione della libertà individuale è oggi completamente fraintesa. Oggi la libertà di movimento è considerata la possibilità di andare ovunque con il mezzo più comodo e (apparentemente) più rapido possibile. E' quindi la libertà di turisteggiare in giro magari prendendo la macchina o l'aereo. Vedere tuttavia lunghe file di auto ferme incolonnate nel triste traffico delle nostre orribili città non mi sembra possa dscrivere la libertà di movimento. Allo stesso modo madrie di plebe bovina che pascola nei centri commerciali in preda alla psicosi da shopping sfrenato non rappresentano espressioni della libertà di alcun genere.

Quando penso alla libertà di movimento penso sempre alla libertà di camminare: camminare a piedi ovviamente. Un uomo o una donna che cammina a piedi può virtualmente andare ovunque senza i vincoli di una strada asfaltata o una ferrovia o una rotta aerea. Magari sarà un viaggio molto più lungo ma più intelligente e profondo. Allo stesso modo chi è uso alla pratica del via-andare sa benissimo che è molto più stancante stare ore in macchina rispetto a camminare per chilometri. 

Scioccamente ci ricordiamo dell'importanza di questa forma di libertà nel momento in cui non possiamo più camminare anche provvisioriamente. In quel momento capiamo che ci è stato sottratto qualcosa: la nostra autonomia. La libertà di muoversi a piedi è quindi sinonimo di autonomia, indipendenza, libertà nel senso più pieno. Non dipendere dagli altri anche per necessità elementari è una libertà che va sempre tutelata e camminare, magari in campagna in solitudine, ci aiuta ad apprezzare questa condizione. Non solo: questa pratica ci consente di riscoprire anche la libertà di godere del silenzio, un lusso che oggi è veramente difficile potersi permettere.

Da camminatore appasionato suggerisco la lettura di questo bel libro: un interessante memoriale ricco di suggestioni e riflessioni. Riscoprire questa pratica può essere un contributo utile alla salute del proprio corpo, del proprio spirito e magari alla riduzione dell'inquinamento. L'importante è muovere il primo passo: il resto segue da sé...

PS: un capitolo che mi ha molto colpito è quello dedicato al camminare per le donne. Le donne, a differenza degli uomini, non sono nemmeno libere di camminare da sole, sempre esposte al pericolo di qualche aggressione. Non possono fare come ad esempio faccio io delle lunghe camminate in solitaria in campagna se non con forti rischi... C'è da riflettere...

domenica 2 dicembre 2018

Pagine a caso 2

Dovendo aspettare l'aggiornamento dell'antivirus del computer, decido di prendere "Berlin Alexanderplatz" di Doblin (un libro che adoro e che ho letto già un paio di volte). Apro a caso e leggo:

"C'è nell'aria un grande spirito di obiettività, c'è nell'aria, c'è nell'aria. C'è nell'aria qualcosa di idiota, c'è nell'aria qualcosa di ipnotico che non va più via dall'aria".

Che parole di incredibile attualità per descrivere questi anni di sfiancante mediocrità che appesta l'aria e che impedisce il sorgere di un "nuovo" che si possa dilatare su ogni dove, lungo l'orizzonte: nella società, nella politica, nella cultura, nell'arte, nella musica.

Anni ipnotizzati dall'idiozia...

mercoledì 21 novembre 2018

J. L. Borges: "Storia universale dell’infamia"

Ho letto qesto libro la scorsa estate, comodamente spaparanzato su un lettino sotto l'ombrellone mentre la gente (uomini, donne, vecchi e bambini) strillava all'impazzata nel loro disperato tentativo di divertirsi con i palloni o i racchettoni o alla disperata ricerca di un posto dove "se magna tanto e se spenne poco"...

Non so bene per quale motivo, magari pensando a qualche situazione particolare in cui sono incappato recentemente o a qualche misero personaggio da due soldi che il fato (elemento bizzarro e fuori dal nostro controllo si sa...) mi ha malauguratamente posto sul mio cammino, insomma mi ritrovo a ragionare e commentare questo libro ora. Non credo alle coincidenze: comunque...

Borges con la sua prosa decisamente peculiare offre al lettore un catalogo di personaggi, estratti da latitudini e da epoce diverse, tutti accumunati da un elemento: l'infamia. Essere infami non è cosa da poco e trattasi di una caratterstica un po' innata, un po' coltivata dagli individui. Insomma: infami si nasce e si diventa sempre più infami con lungo e paziente esercizio. I personaggi che Borges propone sono infami di un certo spessore: non di certo gli squallidini ometti e donnicciole che la quotidiantià magari ci mette di fronte un po' in tutti campi. In effetti il mondo del lavoro, le stesse famiglie, il mondo dell'arte e - perchè no? - quello della musica (di profilo più o meno basso) sono tutti popolati da sciami di infami. E allora un libro come questo può tornare utile: quantomento per farci sorridere e riflettere sulla vacuità ed inutilità di tutti gli sforzi che gli infami mettono in campo per turbarci gratuitamente la vita.

mercoledì 14 novembre 2018

W. Szymborska: «Discorso all’Ufficio oggetti smarriti»

Sono tempi duri per la cultura in Italia: non importa a nessuno di questa benedetta "cultura" e gode di una scarsa o nulla considerazione. Leggere libri è considerato un hobby per sbruffoni che non hanno nulla da fare. Le librerie sono praticamente deserte e popolate dai soliti personaggi che si aggirano prudenti fra gli scaffali. Se chiedete a chiunque quale sia stato l'ultimo libro che ha letto e quando spesso la risposta è un silenzio gravido di minaccia: nella peggiore delle ipotesi rischi anche di prendere due schiaffi.

Se leggere un libro è diventata un'attività inutile, leggere un libro di poesia è diventato uno sport che espone al pubblico ludibrio: poichè leggere poesie viene considerata "roba da froci" c'è da aspettarsi che di qui a qualche anno potrebbe essere considerata una malattia sociale da curare magari con l'elettroshock come facevano in URSS.

E invece io imperverso ostinatamente a comprare e soprattutto leggere poesia, nonostante sia palesemente etero. Fondamentalmente perchè mi fa sentire meglio e mi consente di affrontare meglio il confronto continuo e costante con un'umanità sempre più mediocre, sempre più votata al conformismo, sempre più sterile in tutti i campi dell'esistenza.

Se c'è da segnalare una buona medicina contro tutto questo, allora mi permetto di evidenziare questo
«Discorso all’Ufficio oggetti smarriti» della Szymborsk. Si tratta di una fortunata raccolta di scritti di questa grande poetessa che sa scrivere parole di grande potenza con la semplicità di chi scrive con il cuore: e al cuore non si può mentire (momento di romanticismo gratuito da parte del sottoscritto).

Un'opera molto piacevole e una lettura tonificante: consiglio la lettura agli animi liberi...


mercoledì 24 ottobre 2018

D. Sudjic: "Il Linguaggio delle Cose"

Se c'è un libro che recentemente ha suscitato in me un notevole interesse è questo "Il linguaggio delle cose" di Deyan Sudjic. In effetti sono sempre stato attirato dalle forme degli oggetti, dallo stile delle cose più o meno comuni che ci circondano, dall'evoluzione del gusto durante il tempo, dalla bellezza o stranezza di oggetti di uso più o meno quotidiano.

In effetti questo interessantissimo libro risponde a molte delle mie domande su chi ha ideato cosa (chi ha disegnato il primo telefono?) e sul significato di alcune precise scelte sulla forma degli oggetti. Tuttavia l'autore, che ha una profonda competenza in materia, si spinge decisamente oltre svelando anche in modo critico la presenza per l'appunto di un vero e proprio linguaggio dello stile che si nasconde dietro gli oggetti più banali, i significati più profondi del design, il senso del concetto di "moda", ecc... 

Un mondo quello del design che è veramente affascinante e che faremmo bene a conoscere meglio, anche perchè investe pressochè tutto ciò che ci troviamo di fronte ogni giorno, le cui scelte stilistiche non avvengono mai per caso. Fino ad arrivare poi a quelle espressioni del design che sfociano in vera e propria arte...

Libro scritto con un linguaggio chiaro, ironico e intrigante. Corredato da numerose immagini.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro anche per acquisire maggiore consapevolezza sul potere degli oggetti, sulla capacità che hanno coloro che decidono le forme delle cose di influenzare pesantemente le nostre vite e le nostre scelte anche le più apparentemente banali.

venerdì 12 ottobre 2018

G. Russell: "Regni dimenticati"

La geografia è una disciplina del sapere che è stata cancellata dall'orizzonte degli eventi. Stessa sorte sta capitando alla Storia: fondamentalmente, soprattutto le nuove generazioni, saranno private del concetto di "dove" e di "quando". Che questa manovra abbia uno scopo preciso o meno, o se sia frutto della cialtroneria dei nostri tempi non è dato saperlo. Resta comunque il fatto che un'umanità priva di questi due strumenti cognitivi è sostanzialmente dis-orientata nello spazio e nel tempo, rendendola facilmente preda di inventori di balle, politici da strapazzo, imbonitori vari, superstizioni, credenze religiose terrificanti, ecc... ecc...

Questo interessantissimo libro si colloca all'interno di questo vacuum dell'anima. Grazie ad una narrazione mai accademica e sempre molto fluida, l'autore ci accompagna in luoghi che spesso sentiamo nominare vagamente, e di cui abbiamo un'altrattanto vaga cognizione, abitati da comunità che sembrano sfidare l'idea stessa di Storia. Sono sopravvivenze spaziali e temporali incredibili di cui persiste una flebile memoria. Alcune di queste comunità sono assurte alla ribalta a causa di conflitti recenti, ma di esse sappiamo poco o nulla. Il filo conduttore (ma non l'unico) è proprio la sopravvivenza di credi religiosi antichissimi, alcuni dei quali presenti anche in Occidente fino al Medioevo ma spazzati via dal monoteismo, che oggi sono minacciati de moderne forme di integralismo monoteista.

Questo libro merita pertanto di essere letto: vale veramente la pena di dedicare il proprio tempo e la propria attenzione a questo approfondimento che ripeto non ha nulla di scolastico: al contrario. E' veramente un viaggio incredibile in luoghi dimenticati in un tempo dilatato.